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Roccantica (Rieti)

Questo febbraio ci siamo recati a Roccantica, paesino che fu fondo agricolo dei longobardi, poi rocca dopo i franchi, conoscerà l’invasione saracena per 30 anni per poi rifiorire dopo l’anno 1000 sotto l’abazia di farfa, fu distrutto dai Crescenzi sostenitori di papa Benedetto X, che mossero guerra contro papa Niccolò II sostenuto dai normanni, il quale raggiunta la vittoria ricompenserà il paese ricostruendolo.

Ma a guidarci qui non è la storia “recente” del paese, quanto la ricchezza di storia che nascondono queste montagne e la particolarità della sua geografia.

Nei pressi del paese infatti vi è il cosiddetto Revòtano, una grotta carsica la cui calotta crollata in tempi immemori l’ha resa un enorme abisso circolare profondo e ricco di vegetazione. Una leggenda dice che sopra vi sorgesse un antico villaggio sprofondato per l’empieta dei suoi abitanti.

Ma tra questi boschi silenziosi tante sono le grotte che hanno assolto il compito di santuari per millenni.

A valle, vicino ad un vecchio mulino, incontriamo l’eremo di san Leonardo, che come chiesa cristiana è citata solo dal 1700 in poi ma che mostra tracce di luogo di culto molto più antico legato alle acque: infatti tuttora in una piccola nicchia quadrata, si raccoglie l’acqua che sgorga dalla volta della grotta.

Ma più in alto è la nostra meta, che raggiungiamo risalendo le pendici del Monte Tancia: la grotta detta di san Michele, che sorge in un antico santuario dedicato alla dea sabina Vacuna, (la cui effige scolpita su una stalattite è stata trafugata 25 anni fa da ignoti).

La leggenda vuole che “nel IV secolo d.C., la zona venne devastata da un drago il quale trovò rifiugio nella grotta, Papa Silvestro, pregando una notte sul Monte Soratte, vide due angeli accompagnati da fulmini scendere dal cielo per sconfiggere il drago, così l’8 maggio si recò alla grotta con una folla di fedeli e la consacrò a S. Michele”.

Ora questa leggenda ci narra di uno dei primi atti magico/sacrali compiuti dal cristianesimo al momento della sua ascesa, infatti il Soratte e la grotta di Roccantica sono 2 santuari che sorgono su due allineamenti ancestrali, l’uno sull’asse delle vette/santuario etrusche dedicate al Dio Sorano e l’altra sull’asse delle grotte/santuario Sabine dedicate alla dea Vacuna che come due binari risalgono il centro della nostra penisola sulla direttrice nord/sud.

Tutte queste grotte furono riconsacrate a Michele e poste sotto la tutela di ordini monastici, (sorte simile spettò ai santuari montani etruschi che però appaiono consacrati alla madonna).

La leggenda ci dice dunque che un 8 di maggio di un anno compreso tra il 314 e il 335 papa Silvestro, alla vigilia dei Lemuralia, decise qui di sigillare il drago che ancora manifestava il suo potere lungo l’Appennino. Papa Silvestro è colui che consacrò le sette basiliche che avrebbero sostituito i 7 pignora sacra di Roma e che pose la tomba di Pietro nel tempio di Apollo in Vaticano, che si occupò oltretutto della liturgia Romana, del primo martirologio romano e della creazione della scuola romana di canto.

Questa escursione tra i boschi della Sabina ci ha condotti nel mese della purificazione attraverso profondi abissi, valli impervie dove si sente forte l’alito del drago che in esse dorme.

In questo mese di carnevalate e maschere selvagge e feroci, vogliamo correre come lupi che finito l’inverno riemergono dalle loro grotte vacue, accompagnando il risveglio della vita.

Ecco il nostro cuore acceso dall’amore per la nostra Patria possa sciogliere i cancelli di questo incantato inverno affinché torni finalmente la Primavera.

Alberto Romano