Crea sito

Monte Giano

Eccoci giunti al mese di Giano, con la nostra IV escursione.

Avevamo individuato diversi luoghi, ma come non recarsi proprio al monte Giano? Destinazione non scontata come sembra e vedrete perché.

In realtà il monte si chiamava anticamente Cotischio, poiché alle sue pendici sgorgano le acque sulfuree delle terme Cotiliae.

La sua posizione è magica, in uno dei luoghi che si contende il titolo di Umbilicus Italiae e sul decumano d’Italia della via Salaria.

Per Varrone, proprio qui, nell’adiacente lago di Paterno, era tale ombelico italico. Qui secondo gli storici latini i Pelasgi si sarebbero alleati con gli Aborigeni, iniziando a popolare l’Italia centrale. In segno di tale alleanza qui dedicarono un sacello a Dis Pater ed un’ara a Saturno, oggi perduti.

Quando giunsero i Sabini consacrarono come d’abitudine il luogo alla dea Vacuna, dea madre delle origini. Forse era proprio di Vacuna, madre dei Sabini, la statua della dea con in braccio un bambino trovata da una pastorella nel 1600 in una grotta alle pendici del monte, che oggi è santuario cristiano.

Il monte oltretutto si affaccia sulla valle del fiume Velino, Avens in latino, il cui etimo potrebbe derivare da Avasã, sansc. “nutrimento”. A conferma di questa nostra ipotesi una antica leggenda del luogo vuole che a cavallo di questa valle dimorasse un gigante che avrebbe scavato il tracciato primigenio della via Salaria il quale era uso dissetarsi proprio con le acque di tale fiume.

La zona è legata anche alle rocce, che qui affiorano dal terreno ovunque: molte leggende che vanno purtroppo perdendosi, raccontano dell’usanza di benedire tali pietre ed usarle per tracciare strade, confini, abitazioni. Qui come in altre valli d’Italia si racconta la favola di Petremosella (ragazza di pietra?), bellissima fanciulla tramutata in roccia da una strega che canta il suo dolore e che gli scalatori cercano per liberarla dalla sua maledizione.

Ecco che, benché tardivo, il nome di Giano, nomen omen, ben si lega a tale monte: padre delle sorgenti, iniziatore di popoli, fondatore della civiltà degli Aborigeni, pietra cosmica, compagno noumenico di Vacuna.

Da qui, dalla cima innevata di questo centro ideale d’Italia, contempliamo tutto intorno i sacri altari delle nostre vette e i sacri confini che si stagliano all’orizzonte.

Abbiamo scelto questo monte, vero “Gianicolo italico”, affinché la sua storia ed orografia ci conducano attraverso questo tempo di purificazione per poi rinascere al ritorno della primavera.

Alberto Romano