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L’eterno mito di Roma

2771 anni fa, nel giorno dedicato al culto della dea agreste Pale, nasceva Roma. Il fondatore, Romolo, era il dodicesimo membro di una confraternita di sacerdoti-guerrieri-agricoltori chiamati fratres Arvales, “i fratelli dell’aratro”.
Romolo colti auspici favorevoli venne incaricato dal nonno Numitore, re latino di Alba Longa, di fondare una nuova città ai piedi del palatino.
I tratti del mito sono quelli di un ver sacrum, tradizione di molti popoli italici che in caso di carestia, epidemia, cataclismi o sovrappopolazione consacravano un gruppo di nobili giovani votandoli alla ricerca di un luogo dove fondare una nuova comunità per perpetrare la stirpe.
Così secondo il mito, il sangue di Enea, figlio di Venere, accoglierà il seme divino di Marte, generando la città il cui nome segreto più evidente appare essere “Amor”, inteso come ricerca di unità ed armonia cosmici.
Alla luce di questo, la lotta dei due gemelli Lari si potrebbe leggere come simbolo delle due facce di questo Amore che Roma incarna, quello Romuleo fondato sull’ordine e la virtù che genera Roma (Romè = gr. FORZA) e quello di Remo fondato sul sentimento e l’istinto che genera Remora
(= lat. FRENO, INDUGIO). Ecco ché affinché nasca la nuova città per il suo popolo, il Re, tracciato il solco e manifestato lo ius deve difenderli da tutti i suoi nemici interni e esterni, primo fra tutti il suo gemello, la sua parte più debole, degenere, disordinata, caotica.
«Così , d’ ora in poi , possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura».
Ecco che solo allora, tracciato il confine ed imposto l’ordine, Romolo potrà ascendere al tempio di Giove perché gli assi celesti del cardo e del decumano si fissino sulla terra, nella storia.
L’azione sacra, militare, fecondatrice del primo Re ci indica i mezzi con cui una stirpe si perpetua e si vivifica attraverso il tempo, rendendo i confini e lo spazio del proprio vivere sacri, invalicabile baluardo contro ogni degenerazione esterna, fino a divenire, essa stessa, incarnazione terrena del principio che la generò.
«Donate, o Dei, retti costumi ai pronti giovani e quiete ai vecchi Placidi, e alla romulea gente abbondanza, prole e gloria eterna..
Concedete, al chiaro sangue di Venere e Anchise che a voi bianchi tori immola, d’essere fiero in guerra col nemico e mite col vinto» [Carmen Saeculare]

Alberto Romano