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LEMURIA – Fave nere per i morti insoddisfatti

da Societas Hesperiana

Il 9°, l’11° e il 13° giorno di Maggio, vale a dire la fase tra la luna crescente e la Luna Piena (quest’anno 24, 26 e 28 Maggio) , secondo i più antichi calendari lunari romano-italici, i Lemuri tornano a mescolarsi con i viventi.

Chi sono i Lemuri? I Lemuri sono le scorie nell’albero della Stirpe. Se i Lari sono Avi di Fuoco ed eroi familiari, mentre i Mani sono il Fiume del Sangue che dà la Vita, anche i Lemuri fanno parte della sfera dei defunti, ma la loro dimora è il crepuscolo e l’Ombra. I Lemuri sono quanto rimane, nel mondo psichico e sottile, delle emozioni negative di chi è morto “insoddisfatto”. Efferati omicidi, tradimenti, stupri, morti ingiustificabili, lasciano dietro di sé un Lemure, un’Ombra, un guscio vuoto dalle parvenze di un defunto.

Gli avi italico-romani (assieme ad altre, similari, popolazioni europee), all’interno di un mese che abbiamo visto essere legato tanto alla Vita quanto alla Morte, ben conoscevano le pratiche magiche per poter ristabilire il giusto confine tra la luminosità dei Vivi ispirati dai “buoni morti” e l’oscurità della sfera dei Lemuri. Così ancora queste preghiere sono recitate dai loro discendenti attuali: nove fave nere vengono gettate alle spalle dal capofamiglia, nel mezzo della notte, pregando affinché le anime dei Lemuri siano redente, e oggetti di bronzo percossi purificano l’aere.

I Lemuri non vengono scacciati malamente, ma attraverso le fave, connesse fin da tempo remoto al simbolismo della generazione, li si invita a redimersi e ad incarnarsi di nuovo, una volta purificati, nell’Albero della Stirpe, una tradizione che fino a pochi decenni fa tutti conoscevano nella forma -parzialmente alterata- delle tradizionali preghiere per i morti del Purgatorio. Le preghiere, in ogni forma, sono sempre state eseguite a livello familiare, ma a beneficio dell’intera comunità; “a suffragio dei defunti”, si dice, infatti. Primo Lemure è Remo, fratello del fondatore Romolo: morì il 21 Aprile, giorno di nascita di Roma, per averne violato la sacralità. Fu pianto dal gemello, che pure dovette ucciderlo, e a Maggio la sua ombra fu placata con le stesse preghiere che i Romani formuleranno per millenni ancora. Sia da esempio, ciò, a chi pretende tutt’ora di demonizzare “gli altri”, tra i tanti morti delle innumerevoli guerre civili a cui la nostra Nazione è stata condannata, nel corso dell’ultimo millennio, per aver abbandonato la Pax Deorum Hominumque.

Gettiamo dunque fave nere, affinché i nodi del Fato vengano dipanati.