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Le origini arcaiche dei fuochi di Sant’Oreste

Ieri nel paese di sant’Oreste si é celebrata l’annuale “ascensione della Madonna” al di là della ricorrenza cristiana si palesano riti ancestrali della popolazione Italica, per la fatti specie degli Hirpi Sorani.
Tutto ciò ha un protagonista: il Fuoco.
Fuoco deriva dal termine latino “focus” che indicava l’origine del focolare; questo deriva dal termine latino “foevo” ossia riscaldare, alimentare, nutrire etc etc…
Ignis, per i latini era il Fuoco vero e proprio, elemento infiammabile che arde, ciò che si sprigiona ossia fiamma, incendio, fulmine e così via.
Interessante é il ruolo ricoperto da Agni (cfr latino Ignis).
Nei Veda il fulcro del culto é il Sacrificio, strumento di comunione tra gli uomini e gli dèi ed é proprio per questo che una delle divinità più cantate negli anni vedici sia proprio Agni: il fuoco, mediatore tra il Cielo e la Terra.
Egli é custode del focolare domestico, dove arde continuamente il Fuoco Sacro ed destinatario dell’Agnihotra, il sacrificio di latte che veniva offerto prima dell’alba e dopo il tramonto.

Significativo é il fatto che in un canto vedico del Rg Veda venga celebrato con il nome di Jātavedas “conoscitore degli esseri” e di Vaisuānara “appartenente a tutti gli uomini”;
Quest’ultimo termine sia una designazione dell’Atman nei testi Upanisadici.

Ma torniamo a noi, l’esistenza di un culto legato al Fuoco nel Monte Soratte é testimoniata da Varrone, Virgilio, Plinio il vecchio, Servio -solo per citarne alcuni-.
Il rituale annuale é ben descritto da Virgilio nell’undicesimo capitolo dell’Eneide: “Sommo degli dèi, Apollo Custode del santo Soratte, tu che primi che tra tutti veneriamo, a cui alimentiamo le fiamme con cataste di pino, e, fidando nella pietà, camminiamo, noi tuoi adoratori, tra il fuoco e la molta brace, concedi, Padre, di cancellare codesta vergogna con le nostre armi, tu che puoi tutto”.
Da Plinio, veniamo a sapere che gli Hirpi erano membri di un gruppo di famiglie dell’agro-fallisco, dove per ogni anno in occasione del sacrificio ad Apollo camminavano sui carboni ardenti senza ustionarsi, per questo erano esentati dal servizio militare con un decreto senatoriale.
Stando al racconto di Servio, alcuni pastori mentre officiavano un rito a Dies Pater si videro sottrarre le viscere dai lupi, l’inseguimento si concluse presso una grotta, la quale emetteva un esalazione pestifera, che uccideva chiunque si avicinasse, da lì si originò una pestilenza, il responso era il medesimo:bisognava comportarsi come i lupi, ciò fece sì che gli interessati vennero chiamati Hirpus Soranus.
Il camminare sui carboni ardenti, invece, era di rendere manifesta la Potenza di Sorano Apollo, sia come divinità Solare -il percorso compiuto sulle braci era lo stesso del sole nell’arco di una giornata-, sia come supremo dio “infero” che il devoto incontrava alla fine della propria esistenza.
Il fatto di uscirne indenni era la prova della protezione e del favore del Nume del Soratte.

Per concludere, nonostante tutto, possiamo ben vedere che gli dèi non hanno mai abbandonato la loro sede aurea, come scrisse giustamente Giuli -cito a memoria- quando i fuochi saranno ri-accesi e i numi di nuovo invocati tutto ciò porterà nuovi approdi terreni alla forze celesti.
Ed é così che nacque Roma, per questo fondamentalmente non conosce il ciclo dell’età: Roma nacque nel Kali Yuga creando dentro il suo Limes un Satya Yuga.

Salutiamo il Soratte ed i suoi discendenti come figli del Fuoco!