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Circeo

Mese di Aprile, mese di Venere, mese dell’amore e del riemergere della vita dal torpore invernale.

Quale migliore occasione per scalare il Circeo, “Promontorium Veneris”: propri lì, sulla vetta più alta, sono visibili i resti di un tempio dedicato alla Dea.

Ma il monte Circeo è anche il noto approdo di Ulisse e del suo incontro con Circe: «E arrivammo all’isola Ea: vi abitava

Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana» (Odissea X)

Circe figlia del Giorno e della Notte o, secondo altri miti di Elios, il sole, e l’oceanina Perseide (con attributi simili a Ecate).

Il percorso delle creste, a picco sul mare, è mediamente impegnativo, con bellissimi scorci e rocce che affiorano da boschetti di macchia mediterranea. Fin dall’antichità il monte era conisciuto per la grande quantità di erbe spontanee, sacre e medicinali, tra le quali il Mirto, tutt’ora onnipresente.

Proprio il Mirto: non a caso la pianta è sacra a Venere e il mito vuole ricoprisse il suo corpo nudo quando emerse dalle acque.

L’anello che ci porta dalla caletta delle Crocette a San Felice e ritorno è lungo 14 km e si percorre in circa 8 ore di cammino.

La bellezza del luogo, la vista sulle isole Pontine, sul golfo di Gaeta e sul Vesuvio in lontananza sono di grande bellezza ed il percorso, dopo una prima parte più frequentata, consente più in là di immergersi nella natura senza distrazioni.

Secondo alcuni archeologi il mito del luogo potrebbe derivare da Makka Circus, cioè “madre del centro” (o centro della Madre?). A questo proposito è interessante notare come le due Dee ivi venerate, siano l’una Venere, madre di Enea, e l’altra Circe, madre di Latino, padre di Lavinia (sposa di Enea e madre dei popoli Latini). Ecco che questa ipotesi etimologica disvela la possibilità che tale monte fosse un arcaico altare matriarcale per i popoli latini.

Infine è bene ricordare che l’una Dea è manifestazione del seme Uranico disceso a vivificare gli oceani, mentre l’altra, figlia delle ondine, è colei che trasforma in maiali coloro che a causa dei piaceri dimenticano la Patria (ma si concede ad Ulisse, colui che è padrone di se e la cui fedeltà è incrollabile).

Quindi rendendo omaggio a queste Dee chiediamo attraverso il nostro operare di concederci i frutti dell’amor patrio, della fedeltà incrollabile e della conversione dei cuori verso la rinascita della nostra originale Stirpe Uranica.

Alberto Romano

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